Le leggi economiche universali.

Le leggi economiche universali.

Alla ricerca di un continente perduto.

Dedicato a Karl Marx (soprannominato in famiglia “il Moro” per la sua carnagione scura).

Lettera di Karl Marx a L. Kugelmann, 11 luglio 1868. “Il cianciare sulla necessità di dimostrare il concetto di valore è fondato solo sulla più completa ignoranza, sia della cosa di cui si tratta, sia del metodo della scienza. Che sospendendo il lavoro, non dico per un anno, ma solo per un paio di settimane ogni nazione creperebbe, è una cosa che ogni bambino sa. E ogni bambino sa pure che la qualità di prodotti, corrispondenti ai diversi bisogni, richiedono qualità diverse, e qualitativamente definite, del lavoro sociale complessivo. Che questa necessità della distribuzione del lavoro sociale in proporzioni definite, non è affatto annullata dalla forma definita della produzione sociale, ma solo può cambiare  il suo modo di apparire, è self-evident. Le leggi di natura non possono mai essere annullate. Ciò che può mutare in condizioni storiche diverse non è che la forma in cui questa distribuzione proporzionale del lavoro si afferma, in una data situazione sociale nella quale la connessione del lavoro sociale si fa valere come scambio privato dei prodotti individuali del lavoro, è appunto il valore di scambio di questi prodotti.

La scienza consiste appunto in questo: svolgere come la legge del valore si impone.”

 

Karl. Marx, “Critica del Programma di Gotha”, cap. primo. “Il lavoro non è la fonte di ogni ricchezza. La natura è la fonte dei valori d’uso (e in questi consiste la ricchezza effettiva) altrettanto quanto il lavoro, che esso stesso, è soltanto la manifestazione di una forza naturale, la forza-lavoro umana. E il lavoro dell’uomo diventa fonte d’uso, e quindi anche di ricchezze, in quanto l’uomo entra preventivamente in rapporto, come proprietario, con la natura, fonte prima di tutti i mezzi e oggetti di lavoro, e la tratta come cosa che gli appartiene”.

 

“Il processo lavorativo… è l’attività che ha per fine la produzione di valori d’uso, adattamento degli elementi della natura ai bisogni dell’uomo, condizione generale del ricambio organico tra uomo e natura, perenne condizione dell’umano esistere: perciò non dipende da una particolare forma di vita, ma al contrario è comune ugualmente a tutte le forme di società dell’umano esistere”. (K. Marx, Il Capitale, libro primo, cap. quinto, par. primo).

 

 

Solo alla fine di un indagine storica si “potrà stabilire le poche leggi assolutamente generali, valide per la produzione e lo scambio in genere” (F. Engels, “AntiDuhring”, pp. 157-158, Editori Riuniti).

 

F. Engels, “AntiDuhring”, p. 330. “Date le premesse sopracitate, la società non assegnerà neppure dei valori ai prodotti. Essa non esprimerà il fatto semplice che i cento metri quadrati di stoffa hanno richiesto per es. mille ore di lavoro per la loro produzione, dicendo in una maniera sciocca e assurda che essi hanno il valore di mille ore di lavoro. Certo anche allora la società dovrà sapere quanto lavoro richiede ogni oggetto di uso per la sua produzione. Essa dovrà organizzare il piano di produzione a seconda dei mezzi di produzione, ai quali appartengono, in modo particolare, anche le forze-lavoro. Il piano, in ultima analisi, sarà determinato dagli effetti utili dei diversi oggetti di uso considerati in rapporto tra di loro e in rapporto alla quantità di lavoro necessaria alla loro produzione. Gli uomini sbrigheranno ogni cosa in modo assai semplice senza l’intervento del famoso “valore””.


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