Piaccia o no: il Dragone scavalca l’America

Il sorpasso cinese sugli Stati Uniti

di Daniele Burgio –Massimo Leoni   –Roberto Sidoli

Prefazione di Bruno Casati

Postfazione di Fosco Giannini

EDITRICE AURORA

© EDITRICE AURORA Via L. Spallanzani, 6 – 20129 Milano Prima edizione Dicembre 2017

Dedicato a Deng Xiaoping,

grande figura di comunista e di teorico marxista creativo, non dogmatico e aperto al nuovo

Introduzione

La Cina, la prima nel mondo

«Chi possiede l’economia n. 1 del mondo?»

La risposta a tale interrogativo, elaborata dall’economista Noah Smith e pubblicata il 18 ottobre del 2017 sull’anticomunista Blomberg, è stata inequivocabile: «Non gli Stati Uniti», aggiungendo subito che «per la maggior parte dei calcoli» fatti in terra occidentale «la Cina ha sorpassato gli USA».[1]

Seppur per diverse motivazioni, si tratta di una pessima notizia sia per i fautori sempre più in affanno del libero mercato che per buona parte della sinistra occidentale ivi compresi trotzkisty, anarchici, consiliaristi e i bordighiani, e soprattutto di una novità che fa epoca e sta scavando il pianeta come una giovane ma instancabile talpa di matrice marxista.

Dal 2015 la Cina è diventata la prima potenza economica mondiale anche a giudizio di ricercatori occidentali ostili a Pechino, a partire dalla CIA di Langley: e numerosi studiosi e commentatori europei e statunitensi hanno riconosciuto il primato raggiunto dalla Cina (prevalentemente) socialista negli ultimi anni anche nel settore finanziario e bancario, nella tecnologia e nella scienza.

Siamo pertanto di fronte a un’informazione e un nuovo dato di fatto quasi sconvolgente: a partire almeno dal 2015-2017 si è verificato un eclatante sorpasso della Cina nel decisivo campo economico (anche se non nella produttività pro-capite) e tecnoscientifico (supercomputer, comunicazioni quantistiche, ecc.) rispetto al rivale statunitense, all’ormai declinante potenza statunitense che godeva del primato economico su scala planetaria a partire dal 1873, secondo i dati elaborati dall’economista Angus Maddison.[2]

Senza mezzi termini e fin dal 18 ottobre del 2014 la redazione del sito Oltremedianews notava che «piaccia o no, la prima potenza economica mondiale è la Cina comunista. Lo ha ammesso il Fondo Monetario Internazionale che ha dichiarato Pechino la prima potenza economica mondiale sulla base dell’analisi del Pil americano e cinese. Interessante poi l’osservazione di alcuni storici dell’economia come Angus Maddison secondo cui l’ascesa della Cina avrebbe solamente ripristinato lo status quo ante, dal momento che Pechino era la più grande economia del mondo anche nel 1870 prima che l’Europa e gli Stati Uniti imponessero il loro predominio anche coloniale sull’Asia».[3]

Si tratta di un fenomeno del resto previsto in modo geniale da Marx, fin dal 1850: il centro di gravità mondiale sul piano produttivo si è trasferito dall’Atlantico al Pacifico, e tra l’altro in quest’ultima area geoeconomica il testimone del “numero uno” a livello planetario è ormai passato al giocatore cinese.

Ancora nel febbraio del 1850 Karl Marx individuò infatti la genesi di un processo epocale notando che «l’oceano Pacifico svolgerà nel futuro lo stesso ruolo che ha svolto l’Atlantico nella nostra era, e che era del Mediterraneo nell’antichità: una grande via marittima del commercio mondiale, e l’Atlantico sarà al livello di un mare interno, come oggi è il caso del Mediterraneo».[4]

Si trattava di un’ipotesi storica che nel 1850 poteva apparire come il frutto di una presunta fantasia ucronica di Marx, ma che viceversa si è rivelata scientifica e corretta con il passare dei decenni e che ha trovato ora il nuovo perno economico, scientifico e tecnologico in terra asiatica, come aveva intuito il grande economista Giovanni Arrighi nel 2009, focalizzando la sua attenzione sulla coppia dialettica composta dall’ascesa della Cina e dal simultaneo declino statunitense nella sua bella postfazione al libro “Il lungo XX secolo”.

La Cina prevalentemente socialista dell’inizio del terzo millennio, in altri termini, ha finalmente realizzato in buona parte il sogno di Lenin a partire dal 1921: infatti il grande rivoluzionario russo aveva indicato l’obiettivo a lunga scadenza per il nuovo potere sovietico e per il “contropotere rosso” su scala mondiale nel raggiungere e superare i paesi capitalisti più avanzati, sottolineando alla fine di maggio del 1921 che «attualmente esercitiamo la nostra influenza sulla rivoluzione mondiale soprattutto con la nostra politica economica. Su questo terreno la lotta è stata portata su scala mondiale. Risolviamo questo problema» (ossia l’economia, la politica economica) «e avremo vinto su scala internazionale in modo certo e definitivo».[5]

Purtroppo nella declinante sinistra occidentale del Ventunesimo secolo, ivi comprese buona parte delle sue sezioni di matrice antagonista, il fenomeno epocale del sorpasso cinese sugli USA spesso è stato fatto passare sotto silenzio, provocando a volte una reazione di rifiuto dovuta a un mix micidiale tra sinofobia e occidental-centrismo, condita da dosi di coscienza annebbiata sul proprio fallimento storico, a partire dal 1989 fino ad arrivare ai giorni nostri.

Torneremo nell’ultimo capitolo su questa dinamica politica dopo aver analizzato a fondo la “teoria del magnete” elaborata da Engels fin dal 12 settembre del 1882 e in seguito ripresa e approfondita da Lenin e Deng Xiaoping: ma prima risulta necessario sviluppare un processo di accumulazione di dati di fatto e informazioni allo stesso tempo numerose, sicuri e concordanti, mediante una serie di “fatti testardi” (Lenin) combinati tra loro che attestino concretamente l’acquisizione da parte della Cina del primato mondiale in campo economico, tecnoscientifico e nella progettualità politico-produttiva proiettata sull’arena internazionale dei nostri giorni, con la creazione di anelli produttivi molto concreti quali le nuove Via della Seta, la sharing economy e la produzione su scala gigantesca di energia solare dal Sahara.[6]

[1] N. Smith, “Who has the world’s N 1 economy: not the U:S:” , 18 ottobre 2017, in www.bioomberg.com

[2] G. C. Romagnoli, “Il sistema economico e monetario internazionale: il caso della Cina”, p. 5, in scienzepolitiche.uniroma3.it; A. Maddison, “L’economia mondiale dall’anno 1 al 2030. Un profilo quantitativo e macroeconomico”, ed. Pantarei

[3] “La Cina passa gli USA e diventa la prima economia mondiale”, 18 ottobre 2014, in Oltremedianews.it

[4] Karl Marx, “Spostamento del centro di gravità mondiale”, febbraio 1850, in www.marxists.org

[5] V. I. Lenin, “Discorso di chiusura della X conferenza panrussa del PCR (6)”, 28 maggio 1921

[6] F. Engels, “Lettera a Karl Kautsky”, 12 settembre 1882, in www.marxists.org


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