CAPITOLO OTTAVO

Filosofia ed effetto di sdoppiamento.

Un lungo viaggio ci ha portato via via da Talete a Derrida, fino all’alba del terzo millennio dell’era volgare, consegnandoci almeno un “frutto” e una conseguenza teorica di un certo interesse: i fatti testardi, numerosi e combinati, provano infatti e in modo sicuro come accanto all’egemone “linea nera” (dominante quasi sempre, con l’eccezione del periodo compreso tra il 1945 e il 1976) si sia riprodotta simultaneamente all’interno della filosofia occidentale anche una consistente “linea rossa” tra cui spiccano nomi prestigiosi quali quelli di Pitagora, Campanella e Marx, oltre a una tendenza “mista” che ha coniugato elementi dell’una e dell’altra, partendo da Platone per arrivare a Russell e Adorno.

Non solo il fenomeno religioso e non solo la dinamica scientifico-tecnologica, ma anche il multiforme e complesso processo di sviluppo teorico-filosofico nel mondo occidentale dimostrano l’esistenza e le ricadute concrete dell’effetto di sdoppiamento nel campo della riflessione teorica  rispetto al mondo, alla sua continua trasformazione e ai problemi/enigmi che ne conseguono.

Un “effetto di sdoppiamento” che si ritrova del resto proprio in uno dei punti alti, delle vette teoriche del “cuore rosso” della filosofia occidentale: nei Quaderni Filosofici di Lenin.

Infatti nel suo splendido scritto A proposito della Dialettica, Lenin rilevò chiaramente che proprio lo “sdoppiamento” dell’“uno”, nel caso in oggetto dell’unitaria filosofia iniziale dei pensatori non ionici, costituisce un fenomeno universale non solo in campo filosofico, ma anche nella dinamica del genere umano.

“Sdoppiamento dell’uno e conoscenza delle sue parti costitutive opposte (vedi citazione da Filone su Eraclito all’inizio della III parte [“La conoscenza”] dell’Eraclito di Lassalle) è l’essenza (una delle “essenzialità”, uno dei caratteri o tratti fondamentali, se non il fondamentale) della dialettica.

Così pone la questione anche Hegel (Aristotele nella sua Metafisica lotta continuamente con questo problema e combatte contro Eraclito, respective contro le idee di Eraclito)”.

E anche in questo passo successivo, Lenin notò che la “condizione della conoscenza di tutti i processi del mondo nel loro “automovimento”, nel loro sviluppo spontaneo, nella loro realtà vivente è la conoscenza di essi come unità degli opposti. Lo sviluppo è una “lotta” degli opposti. Le due fondamentali (o le due possibili? o le due osservabili nella storia?) concezioni dello sviluppo (evoluzione) sono: lo sviluppo come diminuzione e aumento, come ripetizione, e lo sviluppo come unità degli opposti (sdoppiamento dell’uno in opposti che si escludono l’un l’altro) e loro reciproco rapporto”.[1]

Risulta chiaro che il principale e determinante criterio di verifica della veridicità dello schema generale dell’effetto di sdoppiamento si ritrova nel processo di analisi socioproduttiva (e politico-sociale) della storia degli ultimi undici millenni, dal 9000 a.C. (Gerico, ecc.) fino all’inizio del nostro terzo millennio, nel processo di focalizzazione sulla dinamica economico e politico via via creatosi nell’“era del surplus” apertasi dopo la scoperta dell’agricoltura/allevamento e la riproduzione costante di un plusprodotto accumulabile da parte del genere umano, a partire dalla Palestina protoneolitica del 9000 a.C. e dalla collettivistica protocittà di Gerico.

Ma l’emergere dello “sdoppiamento” (Lenin) e dell’“unità degli opposti” anche in campo filosofico, oltre che in quello religioso e scientifico-tecnologico, costituisce un fatto non privo d’importanza a sostegno dello schema teorico dell’effetto di sdoppiamento, il cui contenuto principale – filosofico, oltre che storico – è per l’appunto costituito dall’unità e “lotta degli opposti” (Lenin), nel caso “specifico” una “linea rossa” e un’alternativa “linea nera” in campo socioproduttivo.

Ora, un “cuore rosso” si è riprodotto e quasi ininterrottamente all’interno del pensiero filosofico occidentale, da Pitagora a Derrida, opponendosi più o meno apertamente al “cuore di tenebra” classista che unisce, pur con notevoli e importanti differenze, il filoschiavista Aristotele al filoschiavista Locke e Voltaire, per arrivare all’anarco-capitalismo di Rothard: si tratta di un “fatto testardo” ed innegabile che può servire tra l’altro da base preliminare per la rifondazione del materialismo dialettico ad un livello superiore allo stesso tempo rinnovato e creativo: un compito arduo ma esaltante che ci vedrà impegnati in un prossimo futuro con un testo dedicato solo ad esso.

In alcune delle sue fasi più felici di sviluppo, la filosofia occidentale è stata capace di produrre un processo ampio di autocritica e autosviluppo, capace di far superare, almeno parzialmente, i limiti precedenti e di produrre nuove sintesi e salti di qualità teorici; e anche in campo filosofico serve ormai, una sorta di “rivoluzione mentale”, riprendendo innanzitutto a pensare in grande e rispetto ai “massimi sistemi”, mettendo finalmente da parte l’orrendo e infecondo minimalismo teoretico dei vari Rorty e Lyotard.

Bisogna, in seconda battuta, liberare la mente e il pensiero filosofico dalle incrostazioni dogmatiche e dalla “riverenza” verso il passato, come notata già Deng Xiaoping, per il campo politico e teorico, ricercando invece il processo di filosofia alla verità principalmente attraverso i fatti e la pratica sociale umana: una praxis che offre grandi novità con cui confrontarsi a partire dalla nuova rivoluzione scientifico-tecnologica partita dal 1905 e dalla teoria della relatività di Einstein.

In terzo luogo, va ripreso in modo creativo il nesso antichissimo tra filosofia e scienza.

Su tale problematica già il grande filosofo Antonio Labriola aveva notato, nel suo saggio Del materialismo storico, che la filosofia risulta “o anticipazione generica di problemi, che la scienza deve ancora elaborare specificamente, o è riassunto ed elaborazione concettuale dei risultati cui le scienze siano già giunte”.

Anticipazione, certo, riassunto ed elaborazione concettuale, certo: ma anche un settore del pensiero filosofico volto a collegare e tessere tra loro i diversi risultati delle diverse scienze naturali in un quadro generale coerente con esse, ricercando e trovando l’eventuale minimo comun denominatore che sussista tra i diversi processi del mondo naturale via via analizzati dalla pratica e dagli esperimenti scientifici.

Anche in questo settore specifico, il “campo” da arare e seminare risulta molto esteso e assai interessante, per i futuri “contadini”.

[1] V. I. Lenin, Quaderni filosofici, op. cit., p. 416


Warning: Division by zero in /home/webdes90/public_html/Domini/robertosidoli.net/wp-includes/comment-template.php on line 1381