IL Volo di PJATAKOV

Trotskij tradito da… Trotskij

Durante il processo di Mosca del gennaio del 1937 G. L. Pjatakov, viceministro dell’industria pesante sovietica dal 1932 fino all’agosto del 1936, testimoniò di essere partito in segreto con un aereo dalla Berlino nazista del dicembre del 1935 anche grazie all’aiuto degli hitleriani al potere, per atterrare dopo poche ore in Norvegia e incontrarsi subito dopo in modo clandestino con Trotskij, di cui sostenne di essere, a partire dalla seconda metà del 1931, un sostenitore nascosto e un abile “talpa”, ben inserita da tempo ai massimi livelli dell’apparato economico dell’URSS stalinista.

Pjatakov disse la verità sugli eventi del dicembre del 1935? Oppure si trattò di un’orrenda invenzione stalinista rispetto a un viaggio presunto e a un colloquio mai avvenuto? Siamo forse in presenza di una sinistra e bugiarda macchinazione stalinista ai danni dell’innocente Pjatakov, di Radek (un altro imputato al processo del gennaio del 1937) e soprattutto di Trotskij, falsamente accusato (in contumacia) anche attraverso tale episodio di essere diventato un “servo di Hitler”?

Non ci sono vie di mezzo: o il volo segreto di Pjatakov ( con il relativo colloquio clandestino con Trotskij ) è realmente avvenuto nel dicembre del 1935, oppure non si è mai verificato.

Si tratta di un enigma concreto che richiede una soluzione altrettanto concreta: non solo dal punto di vista morale e storico, ma anche e soprattutto da quello politico, visto che la posta in palio rispetto al volo di Pjatakov (reale o presunto) anche ai nostri giorni mantiene un certo spessore e una sua consistenza, sia per gli storici che per i militanti anticapitalisti del mondo occidentale.

Lasciamo parlare sotto questo aspetto lo stesso Trotskij, in una sua dichiarazione del 27 gennaio del 1937 rilasciata proprio in contemporanea con il processo pubblico che a Mosca vedeva allora come imputati principali proprio Pjatakov, Karl Radek e, in sua assenza fisica, lo stesso Trotskij: una dichiarazione poi ripresa sempre dal leader in esilio della costituenda Quarta Internazionale al controprocesso tenutosi nell’aprile del 1937 nella città messicana di Coyocán, sotto la supervisione di una commissione di indagine presieduta da John Dewey.

Nel gennaio del 1937, infatti, Trotskij sottolineò come dalla testimonianza di Pjatakov al processo di Mosca emerse che “egli” (Pjatakov) “mi incontrò in Norvegia nel dicembre del 1935 per un colloquio tra cospiratori. Si è supposto che Pjatakov sia venuto da Berlino a Oslo in aereo. L’immensa importanza” (parole di Trotskij: “l’immensa importanza”) “di questa testimonianza risulta subito evidente. Io ho dichiarato più di una volta, e lo dichiaro ancora, che Pjatakov, come Radek, per gli ultimi nove anni” (e cioè dal 1928: la matematica non è un’opinione) “non fu un mio amico ma uno dei miei più feroci e infidi nemici, e che non sarebbe potuta sorgere alcuna questione rispetto a negoziati o incontri tra noi. Se fosse provato che Pjatakov realmente mi avesse fatto visita, la mia posizione diventerebbe compromessa senza speranza”[1].

“La mia posizione”, politica e personale, “diventerebbe compromessa senza speranza”: parole corrette e chiarissime di Trotskij.

Sempre secondo il leader della costituenda Quarta Internazionale e dell’opposizione antistalinista dal 1926 al 1940, “e al contrario, se io dimostrassi che il racconto della visita (di Pjatakov) è falso dall’inizio alla fine, sarebbe lo stesso sistema delle confessioni volontarie” (e i processi di Mosca del 1936/1937) “che sarebbe compromesso” in via definitiva e sicura, senza possibilità di smentita: un’altra tesi chiara, inoppugnabile e corretta di Trotskij.

Fin dal gennaio 1937, pertanto, anche lo stesso Trotskij fece comprendere che se egli avesse davvero incontrato Pjatakov vicino a Oslo ne sarebbe derivato senza ombra di dubbio che:

  • Pjatakov era giunto in Norvegia dalla Berlino nazista del dicembre del 1935 solo grazie all’accordo e attraverso l’appoggio logistico dei nazisti, allora signori incontestati della Germania;
  • Trotskij era a conoscenza sia del viaggio di Pjatakov, che dell’appoggio materiale fornito dai fascisti tedeschi al volo di quest’ultimo;
  • Trotskij collaborava quindi in qualche modo con i nazisti, almeno in quel periodo;
  • Trotskij mentiva, negando il suo incontro clandestino con Pjatakov.

Se quest’ultimo avesse incontrato davvero il leader in esilio della Quarta Internazionale in via di costruzione, la credibilità politico-morale di Trotskij crollerebbe quindi completamente e senza appello.

Nel caso opposto, viceversa, la falsa testimonianza di Pjatakov sul suo presunto viaggio non solo distruggerebbe completamente l’attendibilità di ogni dichiarazione resa da quest’ultimo, ma anche di quelle espresse da Radek al processo di Mosca del gennaio del 1937 e che, come vedremo, appoggiavano in pieno le tesi di Pjatakov sul suo colloquio segreto con Trotskij: e a catena, quelle effettuate dagli altri imputati sulla stessa tematica durante il procedimento giudiziario del 1937.

In questo caso Trotskij risulterebbe sicuramente assolto con formula piena da qualunque accusa di collaborazione con i nazisti, mentre simultaneamente si assisterebbe al crollo totale della veridicità dei processi di Mosca almeno e come minimo sul tema della (a questo punto fasulla e inventata di sana pianta) collaborazione tra trotzkisti e nazisti, visto che anche la testimonianza di Karl Radek – un altro imputato al secondo processo di Mosca, considerato dall’accusa il “numero due” dell’organizzazione clandestina trotzkista in Unione Sovietica – era incentrata in larga parte sulla presunta/reale collusione tra nazionalsocialisti e trotzkisti.

Risultano quindi a disposizione solo due opposte e inconciliabili opzioni rispetto al volo di Pjatakov, impegnato senz’ombra di dubbio in una missione diplomatica sovietica nella Germania nazista del dicembre del 1935.

O Pjatakov volò realmente da Berlino fino all’aeroporto norvegese di Kjeller per incontrarsi con il suo vero leader politico allora in esilio a Honefoss, cittadina norvegese nella quale Trotskij trovò asilo politico dal giugno 1935 all’agosto del 1936; o viceversa l’allora vice-ministro dell’industria pesante sovietica non abbandonò mai la Germania e non volò mai verso la Norvegia, nel dicembre del 1935.

E ancora: o Pjatakov mentì su questo punto specifico, o su di esso invece mentì Trotskij. Non ci sono alternative, vie di mezzo e verità al 10 percento o al 90 percento, mentre vale invece la regola del tutto o niente almeno per questo caso storico particolare.

E ancora: o Pjatakov e Radek tornarono nel 1932-36 alla militanza segreta all’interno della tendenza trotzkista in URSS, a cui erano sicuramente appartenuti nel periodo compreso tra il 1923 e il 1927, oppure essi non fecero mai tale scelta clandestina. Nessuna via di mezzo sussiste, anche in questo punto nodale strettamente collegato al primo, come venne riconosciuto dallo stesso Trotskij nella sua sopracitata dichiarazione del 27 gennaio del 1937.

Si tratta di un particolare e complesso nodo gordiano che, tra il 1937 e il 1955, gran parte dei comunisti sciolse a favore della tesi stalinista, da noi denominata la “prima versione”, fidandosi più o meno completamente della prospettiva offerta dal processo di Mosca del gennaio 1937; in una seconda fase, dopo il febbraio del 1956 e fino ai nostri giorni, è risultata invece quasi totalmente egemone sia tra gli storici che nella sinistra occidentale proprio la “seconda versione”, di matrice trotzkista o invece anticomunista, ossia la tesi sull’assoluta inesistenza sia del volo di Pjatakov che di legami di qualsiasi tipo tra Trotskij e l’orrendo stato nazista, nei suoi diversi settori e frazioni politiche.

Questione quindi chiusa, in questo campo?

Per niente.

Grazie alla ricerca di J. A. Getty, fin dal 1986 siamo infatti a conoscenza dell’eclatante ricevuta di una lettera clandestina spedita proprio da Trotskij a Karl Radek il 4 marzo del 1932, conservata tra l’altro presso gli archivi Trotskij depositati a partire dal 1940 all’università di Harvard: una lettera del 1932, e scritta pertanto in un anno nel quale Radek costituiva un “feroce e infido” nemico di Trotskij, almeno a giudizio di quest’ultimo.

A partire dal 2008, la “seconda versione” venne inoltre direttamente intaccata anche dall’opera lucida ed esauriente compiuta dal meticoloso studioso svedese Sven-Eric Holmström rispetto al caso dell’Hotel Bristol, già dibattuto fin dai tempi del primo processo di Mosca dell’agosto del 1936.

L’Hotel Bristol era un albergo di Copenaghen in cui sarebbe avvenuto nel 1932 un incontro segreto tra lo stesso Trotskij e un suo seguace in Unione Sovietica, Holtzmann (Gol’tsman), e sia la socialdemocrazia che i trotzkisti rilevarono che esso era stato invece demolito fin dal 1916, derivandone pertanto sia l’inesistenza dell’incontro segreto in esame che l’assoluta mancanza di veridicità dei processi di Mosca, a partire dal primo di essi che si tenne nell’agosto del 1936. Ma Holmström dimostrò chiaramente, con l’aiuto di materiale documentale e fotografico inoppugnabile, che proprio a fianco di un albergo denominato “Grand Hotel” esisteva anche nel 1932 una caffetteria denominata “Konditory Bristol” e contraddistinta proprio dall’insegna Bristol, oltre che da una porta in comune con l’albergo adiacente, facendo crollare pertanto lo schema antistalinista in uno dei suoi tradizionali punti di forza[2].

Prendendo spunto anche dal lavoro encomiabile di Holmström, lo studioso Grover Furr ha affrontato a sua volta nel 2009 con notevoli capacità analitiche proprio il tema spinoso della collaborazione tra trotzkisti e nazisti, accumulando in modo intelligente una massa assai estesa di materiale empirico e di indizi (a volte significativi) attraverso un’azione paziente e minuziosa, collegata tra l’altro a un efficace spirito polemico contro il paradigma della “seconda versione” attualmente dominante; tuttavia anche Furr non ha finora affrontato, se non di sfuggita, il nodo centrale del volo di Pjatakov[3].

Entrando in questo particolare fronte di scontro politico-storico, crediamo di poter portare delle novità significative basate molto spesso su delle fonti assolutamente non contestabili per la “seconda versione”, e cioè materiale e prove provenienti dagli stessi esponenti della Quarta Internazionale: in altri termini, sono gli stessi trotzkisti a demolire involontariamente la teoria che nega in modo categorico l’esistenza del volo di Pjatakov in Norvegia, nel dicembre del 1935.

Si è già accennato alla ricevuta della lettera segreta spedita nel 1932 da Trotskij a Radek e scoperta da J. A. Getty, proprio grazie all’involontaria complicità degli archivi Trotskij di Harvard.

A tale già notevole scoperta va connessa un’informazione sottolineata e riportata proprio da Trotskij nel 1937 davanti alla commissione Dewey e che, come vedremo tra poco, smentisce senza ombra di dubbio la tesi secondo la quale aerei provenienti dall’estero non fossero mai atterrati in Norvegia nel dicembre del 1935: infatti proprio Trotskij rivelò un nome di città, e cioè Linköping, che demolisce la “seconda versione” nel suo presunto punto di forza fornendo involontariamente un prezioso indizio su cui torneremo a lungo.

Numerose anomalie emergono inoltre proprio dal comportamento di Trotskij nel dicembre 1935, a partire da quella “gita nel ghiaccio” del 20/22 di dicembre del 1935 su cui ci soffermeremo per molte pagine.

In altri termini proprio Trotskij, oltre a suo figlio Lev Sedov e agli storici trotzkisti quali P. Brouè e I. Deutscher, ci ha involontariamente procurato i principali strumenti che useremo al fine di confermare l’esistenza concreta del volo di Pjatakov in Norvegia nel dicembre del 1935, a partire dalla sua precondizione politica fondamentale: e cioè che quest’ultimo e Radek, a partire dal 1931, fossero realmente ritornati alla militanza clandestina di matrice trotzkista trasformandosi in “talpe” importanti operanti in terra sovietica a favore di quella Quarta Internazionale allora in via di costruzione, ossia di infiltrati e doppiogiochisti inseriti molto vicino al livello più elevato della direzione politica stalinista del 1931-36.

Prima di entrare nel vivo dell’inchiesta storica in via d’esame servono tuttavia alcune precisazioni preliminari, partendo innanzitutto dalla necessità di distinguere il nostro schema interpretativo (d’ora in poi, la “terza versione”) da quello di matrice stalinista, ossia la “prima versione”.

Come Stalin e gli stalinisti doc, riteniamo infatti che vi siano tutti gli elementi per comprovare la realtà concreta del volo di Pjatakov in Norvegia ma, a differenza della componente “ortodossa” della variegata galassia stalinista, siamo convinti che Trotskij nel 1933-40 non costituisse assolutamente un presunto “servo di Hitler” o una “spia nazista”, ma viceversa rappresentasse sul piano soggettivo un sincero comunista che cercò nel 1933-36 una tragica e distruttiva alleanza, seppur tattica e momentanea, con il nemico nazista contro l’avversario politico principale comune ad entrambi: e cioè contro l’odiato regime stalinista che entrambe le parti allora ritenevano il loro principale antagonista su scala mondiale, seppur per motivi politici diversi e opposti.

A nostro avviso non vi fu pertanto alcuna svendita o sottomissione politica di Trotskij a Hitler, ma “solo” (un “solo” estremamente negativo e devastante, sotto tutti gli aspetti immaginabili) la creazione di un patto di matrice faustiana e di un’alleanza tattica tra nemici giurati, uniti dalla momentanea ma ancora più forte ostilità politica contro il personaggio storico che entrambe le parti ritenevano il “loro” avversario principale di quella fase storica, e cioè Stalin, specialmente in previsione di una futura guerra nazista contro l’Unione Sovietica e di una possibile e nuova “Brest-Litovsk”.

In secondo luogo  l’eventuale dimostrazione – sicura e certa, al di là di ogni dubbio ragionevole o anche solo parzialmente ragionevole – dell’esistenza del volo di Pjatakov non giustifica in alcun modo l’uccisione o l’incarceramento di centinaia di migliaia di comunisti avvenuta durante le “grandi purghe” del ’36-’38: comunisti che, nella loro grande maggioranza, risultavano privi di qualsiasi legame politico-organizzativo con le variegate forme di opposizione antistalinista che operavano clandestinamente in Unione Sovietica, nel corso degli anni Trenta dello scorso secolo.

Si trattò pertanto di un bagno di sangue inutile e assurdo, risultato subito controproducente per gli stessi interessi politico-materiali di riproduzione del potere sovietico, sia nel breve che lungo periodo: rispetto a questa tragica dinamica di massa, il nucleo dirigente stalinista mantiene la sua piena e completa responsabilità.

Tuttavia non si può non notare, allo stesso tempo, che la dimostrazione dell’esistenza reale del volo di Pjatakov e della reale collaborazione creatasi tra trotzkisti e nazisti fornisce un’ampia giustificazione alla repressione stalinista almeno nei confronti dei dirigenti della Quarta Internazionale, con il crollo della tesi dell’innocenza degli imputati al secondo processo pubblico di Mosca del gennaio del 1937. Come notò del resto lo stesso Trotskij nell’aprile 1937, davanti alla commissione Dewey, “se fosse provato che Pjatakov realmente mi avesse fatto visita, la mia posizione diventerebbe compromessa senza speranza”: una conclusione lucida e valida non solo per Trotskij, ma anche per gli altri accusati del secondo processo di Mosca del gennaio del 1937.

L’eventuale dimostrazione dell’esistenza del volo di Pjatakov e del colloquio segreto di quest’ultimo con Trotskij costringerebbe inoltre a riscrivere, almeno in parte, i libri di storia sugli anni Trenta dello scorso secolo rispetto a protagonisti importanti come Stalin, Trotskij e il gerarca nazista Rudolf Hess, erede designato di Hitler dal 1933 al 10 maggio del 1941, oltre che riguardo alle loro concrete e particolari interrelazioni reciproche.

Più nello specifico, la verifica concreta della nostra tesi comporterebbe e determinerebbe tra le altre cose che:

  • Stalin non prefabbricò né inventò di sana pianta l’accusa più grande e infamante che venne rivolta a partire dal 1936 contro Trotskij e i suoi quadri dirigenti che operavano clandestinamente in URSS, ossia di aver concluso un patto politico con il “diavolo” nazista;
  • Pjatakov e Radek costituirono dal 1932 al settembre del 1936 dei coraggiosi dirigenti trotzkisti, impegnati per anni in un rischiosissimo doppio gioco contro il nucleo dirigente stalinista;
  • Trotskij cercò di ingannare il mondo, ivi compresi i suoi seguaci in buona fede, anche quando disconobbe e negò con tutte le sue forze la segreta militanza di Pjatakov e Radek nelle file della costituenda Quarta Internazionale, dal 1931 al 1936;
  • un importante gerarca nazista come Rudolf Hess non ebbe particolari problemi a concludere un’alleanza, tattica e momentanea, con un odiato ebreo e un detestato marxista come Trotskij.

Vista la notevole posta in palio, ogni lettore del presente libro si trasforma sia in un investigatore storico che in un giudice, rispetto a un “giallo” che verte su un enigma concreto riguardante “uomini in carne e ossa” (Gramsci) del passato che, come vedremo, operarono in un quadro geopolitico che spaziava da Mosca all’assolata città messicana di Coyocán, passando per Berlino, la Norvegia e la Francia: la soluzione da noi proposta, pertanto, deve risultare assolutamente valida e la nostra “terza versione” deve rivelarsi convincente al di là di ogni dubbio ragionevole rispetto al volo-colloquio segreto di Pjatakov, pena il sostanziale fallimento del nostro sforzo di indagine storica.

Dobbiamo innanzitutto dimostrare che vi erano i mezzi materiali, politico-materiali e l’opportunità per compiere l’incontro tra Pjatakov e Trotskij vicino a Oslo.

Dobbiamo anche provare che Pjatakov e Radek fossero entrambi militanti trotzkisti nel dicembre del 1935, oltre che un’organizzazione clandestina trotzkista operasse realmente in Unione Sovietica nel periodo compreso tra il 1931 e il 1936.

Dobbiamo altresì comprovare in modo positivo, attraverso la “gita nel ghiaccio” e “l’alibi tardivo” di Trotskij, che il colloquio segreto del dicembre 1935 tra quest’ultimo e Pjatakov costituì una realtà innegabile e indiscutibile.

A tal fine potremo utilizzare solo prove non contestabili, e cioè fornite da fonti sicure: a partire da documenti e dichiarazioni di matrice trotzkista, come ad esempio gli archivi Trotskij di Harvard.

Utilizzeremo anche le “anomalie” come materiale probatorio, e cioè tutti i fatti che contraddicono e mettono in crisi la “seconda versione”, purché tali “anomalie” provengano da una documentazione sicura e preferibilmente di matrice trotzkista; ci serviremo altresì delle menzogne contenute nella “seconda versione” dei fatti in via d’esame, sempre a patto che esse siano verificate e attestate in modo sicuro.

Per il processo di verifica multilaterale della nostra tesi utilizzeremo anche il metodo dell’“avvocato del diavolo”, impiegando un soggetto virtuale che mano a mano avanzi obiezioni, dubbi e critiche rispetto alla nostra versione dei fatti durante la loro esposizione.

In seguito passeremo all’esame della motivazione politica generale che portò Trotskij a ricercare e accettare l’avvio di una collaborazione tattica con gli odiati nazisti, a partire dall’individuazione da parte sua del principale ostacolo al successo del processo rivoluzionario (Stalin, e non Hitler) e dalla sua previsione sulla sconfitta inevitabile dell’Unione Sovietica diretta da Stalin, in caso di guerra contro la Germania nazista e in assenza di una rivoluzione in Europa.

Solo dopo tali passaggi arriveremo finalmente a esaminare la questione della veridicità/falsità delle testimonianze/confessioni rese da Pjatakov, Radek e altri imputati di minor importanza durante il processo di Mosca del gennaio del 1937 rispetto agli eventi del dicembre del 1935.

Dovremo dimostrare che, in quella particolare sede giudiziaria, le confessioni/testimonianze sul volo di Pjatakov a Oslo furono:

  • supportate da riscontri oggettivi e inconfutabili;
  • molteplici;
  • concordanti;
  • fornite in un processo pubblico e tenutosi alla presenza di giornalisti/diplomatici stranieri;
  • rese dai diversi imputati di fronte agli altri co-imputati;
  • fornite da accusati in grado di intendere e volere;
  • pronunciate con l’utilizzo di numerosi dettagli;
  • fornite da imputati capaci di tenere un atteggiamento critico e di differenziazione nei confronti di alcune tesi dell’accusa stalinista;
  • rese da imputati con alle spalle una lunga militanza politica.

A questo punto possiamo esaminare nel dettaglio le tre diverse versioni esistenti sul volo clandestino di Pjatakov, oltre a fornire un breve inquadramento del periodo storico in via di esame e una rapida descrizione dei suoi principali protagonisti, concentrandoci per forza di cose su ciò che accadde (o non accadde, secondo la “seconda versione”) nel dicembre 1935 tra Pjatakov e Trotskij.

[1] “The case of Leon Trotsky”, tredicesima sessione, parte terza, in www.marxist.org

[2] Sven-Eric Holmström, “New evidence concerning the “Hotel Bristol”, Question in the First Moscow Trial of 1936”, in clogic.eserver.org

[3] G. Furr, “Evidence of Leon Trotsky’s collaboration with Germany and Japan”, in clogic.eserver.org


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