CAPITOLO QUARTO

La grande menzogna di Trotskij

Da che parte politica stavano Pjatakov e Radek, a partire dalla seconda metà del 1931 fino al settembre del 1936 e al momento del loro arresto: con Stalin o con Trotskij?

Subito dopo la questione dei mezzi e delle opportunità, si apre infatti la questione dell’atteggiamento di Pjatakov e Radek rispetto alla costituenda Quarta Internazionale.

Risulta infatti subito chiaro che se i due uomini politici in via di esame fossero stati realmente e senza soluzione di continuità, a partire dal 1929 e fino al dicembre 1935, degli stalinisti e dei concreti nemici di Trotskij, come sostenne quest’ultimo con forza, svanirebbe inevitabilmente qualunque motivo plausibile per un loro ipotetico incontro in Norvegia con il leader della costituenda Quarta Internazionale. E viceversa, se risultasse invece che Radek e Pjatakov fossero tornati realmente ad essere, nel 1932/1936, dei dirigenti dell’organizzazione clandestina trotskista operante in Unione Sovietica, i due personaggi in esame avrebbero invece sicuramente avuto una predisposizione mentale e politica completamente favorevole nei confronti di un loro eventuale incontro diretto con il loro leader in esilio: sempre dovendo tener conto dei rischi politici e personali derivanti da un eventuale colloquio segreto, certo, ma con l’ottica di desiderare, volere e agognare una loro discussione ravvicinata, personale e “viso a viso” con Trotskij.

Lo stesso discorso vale ovviamente anche per Trotskij: attuare un incontro segreto con Pjatakov sarebbe stato assurdo, se quest’ultimo fosse stato un suo nemico politico e uno stalinista a partire dal 1928, ma viceversa tale azione diventava perfettamente comprensibile, razionale e allo stesso tempo desiderabile nel dicembre del 1935 se Pjatakov fosse invece risultato uno dei leader dell’organizzazione clandestina trotzkista attiva nell’Unione Sovietica stalinista del 1932/36.

Siamo pertanto in presenza di un punto assai importante per la nostra indagine storica rispetto al quale la traccia concreta e la prova fondamentale, come nel caso di Linköping, ci viene fornita sempre per il tramite di Trotskij che, per la seconda volta, tradisce e autodistrugge involontariamente le sue stesse posizioni negazioniste sul volo di Pjatakov procurandoci una clamorosa “pistola fumante” attraverso un inconfutabile documento del 1932.

Archivi Trotskij di Harvard, classificazione sotto “18 Trotskij Papers, 15821” (speditaci dall’archivio Trotskij di Harvard con la classificazione 50012422-17-17), nella sezione delle ricevute delle lettere spedite da Trotskij e dai suoi collaboratori ad altri soggetti, persone o organizzazioni politiche: una fonte sicura, quindi, per la “seconda versione” che nega l’esistenza del volo di Pjatakov e del suo colloquio segreto con Trotskij[1].

In questo piccolo segmento dell’estesa raccolta di lettere e scritti elaborati via via da Trotskij, sono emerse al pubblico, grazie a un accurato saggio elaborato dallo storico J. A. Getty nel 1986, le ricevute delle lettere spedite nel 1932 dal leader in esilio della Quarta Internazionale a G. Sokolnikov (un membro dell’Opposizione di sinistra, ancora legale all’interno del partito bolscevico nel biennio 1926/1927), a E. Preobrazhensky (un leader della frazione trotzkista del 1923-1927, durante la prima fase della lotta contro la nascente egemonia di Stalin) e soprattutto a Karl Radek[2].

Troviamo quindi una nuova sorpresa e un nuovo colpo di scena, dopo Linköping.

Proprio dagli insospettabili archivi Trotskij di Harvard emerge dal lontano 1932 un fatto clamoroso, con materiale probatorio scritto (come richiesto giustamente dallo stesso Trotskij nell’aprile del 1937, di fronte alla commissione Dewey): abbiamo infatti a disposizione la ricevuta di una lettera spedita in segreto nel marzo del 1932 da Trotskij (già in esilio, a partire dal 1929) a Karl Radek, residente invece di solito in Unione Sovietica, oltre che le ricevute di altre sue missive spedite nel 1932 a Preobrazensky e ad altri cittadini sovietici. Lettere segrete inviate nel 1932 da Trotskij a Karl Radek, a Preobrazhensky e altri soggetti: fatti sicuri e inequivocabili, che costituiscono quindi una prova certa sui reali rapporti politici esistenti tra Trotskij da un lato, e Radek e Pjatakov dall’altra nel periodo 1932-36.

Per quanto riguarda la lettera inviata da Trotskij a Radek, essa era stata spedita nel marzo del 1932 con cura e attenzioni speciali a quest’ultimo anche attraverso gli uffici postali di Parigi e per il tramite di “Molinier”: e proprio i due fratelli Molinier, Raymond e Henry, risultavano all’inizio del 1932 tra i principali dirigenti dell’organizzazione trotzkista operante in terra francese, a cui allora Trotskij concedeva la sua fiducia politica e che si dimostreranno assai utili a quest’ultimo anche sul piano logistico e materiale nel 1933-35, quando Trotskij rimase legalmente e per quasi due anni in Francia.

E non solo: siamo in presenza di una missiva segreta inviata da Trotskij a Radek nel marzo del 1932 di cui purtroppo non conosciamo direttamente il contenuto, perché di essa rimane negli archivi Trotskij di Harvard solo la ricevuta di spedizione. Nessuna fantomatica “mano di Stalin” ha creato tale sorprendente scomparsa: gli archivi di Trotskij erano stati infatti consegnati nel 1940 dallo stesso leader della Quarta Internazionale all’università di Harvard, con l’impegno che essi rimanessero segretati e chiusi ai visitatori fino al 1980, e nei quattro decenni compresi tra il 1940 e il dicembre del 1979 essi vennero visitati con regolarità solo da due fedeli militanti trotzkisti, Isaac Deutscher e Jan Van Heijenoort.

Eppure le lettere spedite sicuramente nel 1932 da Trotskij a Radek e ad altri militanti trotzkisti, tra cui Preobrazhensky, sparirono nel nulla con il loro contenuto, visto che di esse rimangono solo le ricevute di spedizione verso i loro destinatari rimasti in Unione Sovietica a differenza del loro leader, esiliato da Stalin all’inizio del 1929: siamo in presenza di un’anomalia interessante e che avrebbe incuriosito sicuramente il geniale Edgar Allan Poe, autore tra l’altro dello splendido racconto poliziesco intitolato “La lettera rubata”.

A questo punto andiamo al nocciolo della questione, e cioè all’importanza che assume la ricevuta della lettera spedita da Trotskij a Radek nel 1932 rispetto al volo di Pjatakov.

Su questo aspetto lasciamo volentieri la parola proprio all’insospettabile testimone (insospettabile per la “seconda versione”, certo) Trotskij. Quest’ultimo ci fornisce dell’altro materiale probatorio scritto, visto che già il 27 gennaio del 1937, come si è già ricordato in precedenza, Trotskij stesso si rivolse ai mass-media internazionali, oltre che agli stessi giudici del processo di Mosca del gennaio del 1937, proclamando solennemente che “ho dichiarato più di una volta, e lo dichiaro di nuovo, che Pjatakov, come Radek, per gli ultimi nove anni” (quindi almeno dal 1929) “non fu un mio amico ma uno dei miei più accaniti e perfidi nemici, e non ci sarebbe potuto essere alcuna questione di negoziati tra noi”[3].

Un’affermazione che non lascia spazio ad alcun dubbio o malinteso, quella espressa da Trotskij il 27 gennaio del 1937.

Queste chiarissime ed inequivocabili parole di Trotskij, ripetute tra l’altro nell’aprile del 1937 davanti alla commissione Dewey durante la sua sesta sessione, hanno un solo ed unico significato: egli negò recisamente e senza mezzi termini di aver avuto alcun tipo di rapporto con Pjatakov e Radek dopo il 1928, oltre a rivelare allo stesso tempo come Pjatakov e Radek sempre dopo il 1928 fossero ormai diventati tra i suoi “più accaniti e perfidi nemici”, con i quali risultava quindi fuori discussione, impossibile e assurdo tenere “negoziati” politici e incontri di alcun genere, in Norvegia o in altri posti. Siamo pertanto in presenza di tre tesi inequivocabili, tra l’altro rese per iscritto e ripetute più volte nel corso del 1937 dallo stesso Trotskij, ossia da una fonte sicura per la “seconda versione” che nega l’esistenza del volo/colloquio di Pjatakov.

Secondo quest’ultimo, in altri termini, egli non aveva avuto alcun rapporto politico e umano con Pjatakov e Radek, sia in modo diretto che sotto forma epistolare, nel 1929.

Nel 1930.

Nel 1931.

Nel 1932.

Nel marzo del 1932.

Nel 1933, e così via fino ad arrivare al 1936.

Ma non solo: nel 1937 Trotskij dichiarò che, almeno a partire dal 1929 e senza alcuna interruzione, Pjatakov e Radek erano diventati suoi nemici politici fino ad arrivare senza soluzione di continuità al gennaio del 1937.

Non solo: alla fine della terza sessione della commissione Dewey Trotskij arrivò altresì a dichiarare, in relazione al caso Blumkin su cui torneremo tra poco, che dalla fine del 1929 “egli” (Radek) “era diventato la più odiosa figura per l’Opposizione di sinistra” (per i trotzkisti) “perché egli non era solo un capitolatore” (di fronte a Stalin) “ma un traditore”[4].

“Un traditore”, oltre che un “capitolatore”: giudizi estremamente pesanti, senza dubbio. Quindi, almeno secondo le testuali parole di Trotskij, a partire dalla fine del 1929 e per tutti i trotzkisti sovietici (ivi compreso il loro leader in esilio, Trotskij), Radek risultava “la figura più odiosa” e un “traditore” del movimento politico antistalinista, oltre che ovviamente un “capitolatore” e un disertore politico che aveva ceduto in precedenza di fronte a Stalin: nel 1930 come nel 1932, fino ad arrivare al gennaio del 1937.

Come vedremo meglio in seguito, durante la tredicesima sessione della commissione Dewey Trotskij negò inoltre con estrema decisione che fosse mai esistita la lettera da lui spedita a Radek all’inizio del 1932, e su cui invece si era soffermato quest’ultimo durante la sua testimonianza al processo di Mosca del gennaio del 1937: Trotskij invece definì tale lettera dell’inizio del 1932 come “presunta”, sottolineando altresì che nel maggio del 1932 egli stesso aveva invece definito Radek, intelligente uomo politico e fine umorista, come una persona affetta da “degenerazione ideologica e morale” in una sua missiva inviata ad Albert Weisbord.

A questo punto, giudici-lettori, mettiamo in contatto e facciamo “incontrare” reciprocamente tutte le dichiarazioni rese da Trotskij il 27 gennaio 1937 e dell’aprile del 1937, davanti alla commissione Dewey, con la ricevuta scritta della lettera spedita proprio da Trotskij e proprio a Karl Radek nel 1932: l’effetto risulta sicuramente devastante e clamoroso, sia a livello generale che per la questione dell’esistenza del volo di Pjatakov.

In primo luogo la concreta e indiscutibile ricevuta della lettera spedita da Trotskij a Radek all’inizio del 1932 dimostra subito che Trotskij mentì spudoratamente durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, quando egli qualificò come “presunta” e quindi inesistente la – invece reale e concretissima – missiva da lui inviata a Karl Radek all’inizio di marzo del 1932: siamo quindi in presenza di una prima e gravissima menzogna da parte di Trotskij e che viene rilevata ed evidenziata senza ombra di dubbio proprio mediante gli archivi Trotskij di Harvard, attraverso quella ricevuta di spedizione della lettera del 1932 che tradisce involontariamente Trotskij.

Simultaneamente emerge un elemento ancora più importante, per la nostra indagine storica: come risulta fin troppo evidente, la ricevuta scritta della lettera spedita clandestinamente da Trotskij a Radek nel 1932 mostra infatti che Trotskij mentiva clamorosamente anche quando sosteneva di non aver avuto più rapporti di alcun tipo con Radek-Pjatakov dopo il 1928, anche quando egli rilevava che questi ultimi erano divenuti dopo il 1928 “tra i suoi più accaniti e feroci nemici”.

A persone con cui davvero non si ha più, dal 1929 fino al 1936, alcun rapporto umano e politico, non si mandano lettere, né tantomeno lettere segrete come quella invece inviata da Trotskij a Radek nel 1932 (e di cui ci resta solo la ricevuta di spedizione); e tanto meno si spediscono delle missive clandestine a persone che sono diventate tra i nostri “più accaniti e perfidi nemici”; e tanto meno si mandano lettere segrete a persone che si valutano come dei “disertori” della propria causa, come almeno a suo dire Trotskij considerava Radek sia nel 1929 che nel 1937 (terza sessione della commissione Dewey); e ancora meno si inviano delle missive clandestine a persone che si considerano addirittura dei “traditori” della propria causa politica, come almeno in pubblico Trotskij valutava Radek dalla fine del 1929 fino al 1937, sempre secondo le sopracitate dichiarazioni rese dal leader della Quarta Internazionale durante la terza sessione della commissione Dewey.

Detto in altri termini, Radek costituiva l’ultima persona al mondo a cui Trotskij avrebbe dovuto spedire nel marzo del 1932 una missiva clandestina, in assenza di un ritorno del primo a un atteggiamento favorevole alla costituenda Quarta Internazionale e alla lotta segreta contro Stalin.

L’invio nel corso del 1932 di una missiva segreta, e con mezzi clandestini, a una persona come Radek ancora operante di regola nell’URSS stalinista di quel tempo, attraverso come minimo un certo sforzo materiale e un certo margine di rischio per il “postino” clandestino che doveva recapitare lo scritto di Trotskij a Radek, costituisce pertanto un atto concreto che può essere spiegato solo ed esclusivamente con l’esistenza all’inizio del 1932 di una relazione speciale di affinità politica tra i due soggetti in esame, che demolisce ovviamente le tesi avanzate da Trotskij il 27 gennaio del 1937.

Entrando più nello specifico, l’esistenza di un rapporto di collaborazione politica tra Radek e Trotskij via via consolidatosi nel corso del 1932, diventa ancora più sorprendente se si pensa che solo il 27 luglio del 1929, dopo che Radek, Preobrazenskij e Smilga (con molti altri ex-trotzkisti) avevano abbandonato l’Opposizione antistalinista: in un suo scritto pubblico, Trotskij aveva definito in modo sprezzante proprio “Preobrazenskij, Radek e Smilga” come “già da tempo anime morte”[5].

La frase di Trotskij sulle “anime morte” non risulta certo un elogio, per Radek e Preobrazenskij.

Trotskij poteva pertanto inviare nel marzo del 1932 una missiva segreta all’«anima morta-Radek», secondo il suo lapidario giudizio del luglio 1929, solo se quest’ultimo avesse smesso e cessato a suo avviso di essere un “superdisertore” della causa trotzkista, tornando invece a rappresentare nel 1932 prima un simpatizzante, e poi un dirigente (clandestino e doppiogiochista) della costituenda Quarta Internazionale in terra sovietica.

Sempre a giudizio di Trotskij e a partire dalla fine del 1929, come si è già sottolineato in precedenza, Radek non risultava inoltre solo un’«anima morta” e un disertore, ma anche il diretto complice (con le mani sporche di sangue) di Stalin e della sua polizia segreta rispetto all’arresto e alla fucilazione del trotzkista I. G. Blumkin, avvenuta alla fine del 1929.

Chi era Blumkin? Secondo le ammissioni persino di Lev Sedov e di Brouè, I. G. Blumkin risultava sicuramente un coraggioso militante trotzkista che, nel corso del 1929, continuava simultaneamente a svolgere tutta una serie di funzioni di alto rango all’interno dei servizi segreti sovietici: dopo che Trotskij venne espulso dall’URSS nel febbraio del 1929 e arrivò in Turchia, Blumkin servì per alcuni mesi come prezioso “postino” per le relazioni epistolari tenute segretamente da Trotskij con i suoi seguaci sovietici, finché non venne arrestato dalla polizia stalinista nell’autunno del 1929 e quindi giustiziato per tradimento, agli inizi di novembre del 1929.

Torneremo anche in seguito sul “caso Blumkin”, ma per il momento ci interessa solo sottolineare che Trotskij nel 1929 credette che Blumkin fosse stato tradito e denunciato alla polizia sovietica proprio da Karl Radek: l’insospettabile Brouè infatti ci informa nella sua opera che Blumkin fu “tradito da Radek, secondo Trotskij…”[6].

“Tradito da Radek, secondo Trotskij”, e quindi a giudizio di Trotskij: siamo quindi in presenza di una valutazione chiarissima e molto negativa di quest’ultimo, rispetto a Karl Radek e alla sua presunta delazione nel caso Blumkin.

L’accusa rivolta da Trotskij contro Radek, alla fine del 1929, risultava quindi come minimo gravissima e aveva tra l’altro come oggetto la fucilazione di un audace militante trotzkista, l’uccisione di Blumkin: e da questi fatti sicuri e indiscutibili ne discende un’ovvia e scontata conclusione.

In assenza di un riavvicinamento di Radek alla militanza trotzkista all’inizio del 1932, diventava già come minimo improbabile che Trotskij inviasse nel 1932 una (costosa/rischiosa) lettera clandestina all’«anima morta» Radek, ormai dalla metà del 1929 e da circa tre anni passato nelle file staliniste: ma diventa poi assolutamente incredibile e assurdo che Trotskij abbia inviato la lettera segreta del 1932 a un Radek che egli stesso, alla fine del 1929, considerava addirittura un traditore, un delatore e un complice diretto degli stalinisti nell’omicidio di Blumkin, sempre in assenza di un ritorno di Radek a una posizione politica antistalinista in terra sovietica e se non fossero cambiati radicalmente le loro relazioni politiche all’inizio del 1932, in un senso positivo e collaborativo tra di loro.

Senza questa essenziale precondizione, Radek costituiva l’ultima persona al mondo a cui Trotskij avrebbe dovuto inviare nel 1932 una missiva segreta e confidenziale, visti anche i recenti e ipernegativi precedenti della fine del 1929.

Stando infine alle dichiarazioni rese da Trotskij nel 1937 davanti alla commissione Dewey, Karl Radek rappresentava senza soluzione di continuità, dalla fine del 1929 per arrivare all’inizio del 1937, la “figura più odiosa” all’interno del movimento politico diretto e guidato da Trotskij: perché dunque egli mandò a quest’ultimo una lettera in segreto nel marzo del 1932, con l’aiuto di uno dei fratelli Molinier allora a capo dei trotzkisti francesi, a questa “figura odiosa”? La risposta è semplice: all’inizio del 1932, Radek non costituiva più in alcun modo una “figura odiosa” sul piano politico per Trotskij.

Non solo quindi la ricevuta della lettera del 1932 (non a caso sparita in seguito dall’archivio Trotskij di Harvard) risulta un fatto innegabile e concreto, ma la missiva inviata da Trotskij a Radek nel 1932 era stata indirizzata a un soggetto fisico e a una personalità politica che Trotskij, alla fine del 1929, riteneva:

  • un super-disertore e un “anima morta”;
  • un traditore e un delatore (di Blumkin);
  • un complice diretto di Stalin e della sua polizia, almeno rispetto all’arresto e fucilazione di Blumkin; e cioè un personaggio che, almeno secondo il giudizio del Trotskij del 1929, aveva le mani sporche di sangue rispetto alla cattura/morte del fedele trotzkista I. G. Blumkin.

Vista tale situazione del 1929, solo ed esclusivamente il ritorno di Radek a una vicinanza politica con il trotzkismo clandestino in Unione Sovietica, poteva spingere Trotskij a inviare nel marzo del 1932 una missiva segreta a quell’«anima morta», a quel spregevole delatore/complice dell’uccisione di Blumkin di nome Karl Radek.

La ricevuta di spedizione della lettera spedita da Trotskij a Radek prova pertanto con assoluta sicurezza la grande menzogna del leader della Quarta Internazionale rispetto ai suoi reali rapporti con Radek, mostrando innanzitutto che Trotskij aveva (eccome se aveva) “rapporti” con Radek dopo il 1928, e più precisamente a partire dall’inizio del 1932.

Dimostra altresì che per Trotskij, sempre a partire dal 1932, Radek risultava tutt’altro che un “nemico accanito e feroce”, ma altresì un referente importante nella lotta politica antistalinista, anche se costretto (per celare il suo doppiogioco rispetto a Stalin) a professare fedeltà al leader georgiano e a criticare in modo durissimo proprio Trotskij, anche nel 1932/36.

Attesta, altresì che, sia Radek, tornato via via alla militanza trotzkista nel corso del 1932, che Trotskij avevano una predisposizione favorevole e un movente generale di natura politica per incontrarsi tra loro, nel 1932 come nel 1935 e nel dicembre del 1935.

La ricevuta di spedizione del 1932, fa inoltre cadere subito a zero il grado di attendibilità della testimonianza di Trotskij rispetto alla sua tesi di non aver incontrato Pjatakov nel dicembre del 1935 nei pressi di Oslo: l’esistenza concreta e materiale della ricevuta, assieme alla “misteriosa” sparizione della lettera di Trotskij a Radek di cui essa attesta in modo indiscutibile la realtà, comportano inevitabilmente che Trotskij risulti come minimo un testimone inaffidabile anche rispetto agli eventi del dicembre del 1935.

Infatti non solo ormai è sicuro che Trotskij mentiva, ma che alterava la verità proprio parlando del volo di Pjatakov. Ricordiamo ai giudici-lettori che la dichiarazione sopracitata di Trotskij risale al 27 gennaio del 1937 e che in essa si sosteneva, subito dopo aver negato qualunque forma di legame con Pjatakov e Radek dopo il 1928, che “se fosse provato che realmente Pjatakov mi visitò, la mia posizione sarebbe compromessa senza speranza”: Trotskij in pratica non solo mentì, ma disse bugie proprio mentre stava negando l’esistenza del volo di Pjatakov.

Trotskij inoltre alterò la verità proprio mentre stava affrontando il nodo importantissimo dei suoi reali rapporti politici con Pjatakov e Radek, nel periodo compreso tra il 1929 e il 1936, questione-chiave a sua volta strettamente connessa all’esistenza/inesistenza del volo di Pjatakov: pertanto già a questo punto la sua posizione diventa “compromessa senza speranza”, per usare le stesse parole pronunciate nel gennaio del 1937 dal leader in esilio della Quarta Internazionale in via di costruzione.

In ultimo, ma non certo per importanza, la clamorosa menzogna di Trotskij sui suoi reali rapporti con Radek nel corso del 1932-36 costituisce di per sé una prova diretta a favore dell’esistenza del viaggio segreto di Pjatakov in terra norvegese, come verificheremo assieme ai giudici-lettori nell’ultima parte di questo capitolo.

Avvocato del diavolo: “la lettera spedita segretamente da Trotskij a Radek nel 1932 poteva anche non avere un contenuto politico, ma essere solo di carattere personale e magari piena di insulti contro Radek”.

Spedire una lettera di carattere solo personale proprio a un “nemico accanito”, come Trotskij qualificò Radek nel gennaio del 1937? E a che prò? Per discutere forse con Radek del tempo e del freddo in Russia? Tra l’altro stiamo parlando di una missiva che doveva essere recapitata in modo ovviamente clandestino a Radek, costando pertanto tempo e risorse materiali a Trotskij e ai suoi aiutanti: e tale sforzo era stato effettuato solo per “motivi personali” o per inviare “insulti”?

Per di più, per quale motivo far sparire in seguito dagli archivi Trotskij di Harvard una lettera “personale” e/o “piena di insulti”? Per quale incomprensibile ragione, se essa era davvero inoffensiva sul piano politico per Trotskij, di carattere solo “personale” o magari piena di ingiurie a Radek?

A quale fine poi coinvolgere anche i fratelli Molinier, ossia due dirigenti del movimento trotzkista francese di quel periodo, per spedire a Radek una lettera inutile o piena di offese contro quest’ultimo?

Avvocato del diavolo: “la lettera di Trotskij a Radek è stata sicuramente spedita all’inizio del 1932, ma non sussiste alcuna prova che vi sia stata una risposta positiva sul piano politico da parte di Radek, e l’onere della prova rimane sempre a vostro carico”.

Una prima prova della buona accoglienza fatta da Radek, dal presunto stalinista Radek, alla missiva segreta di Trotskij ci proviene dal fatto sicuro che Radek, nel periodo 1932-35, non denunciò in alcun modo alla polizia stalinista di aver ricevuto una lettera clandestina dal leader in esilio della Quarta Internazionale: solo dopo il suo arresto, avvenuto nella metà di settembre del 1936, e tra l’altro dopo quasi tre mesi di interrogatori Radek confessò all’NKVD stalinista, tra le altre cose, di aver avuto a disposizione all’inizio del 1932 la missiva di Trotskij in via d’esame.

Il totale silenzio mantenuto da Radek nel 1932-36 sulla lettera in oggetto di Trotskij risulta molto significativo, come venne ammesso in modo indiretto da Lev Sedov.

Proprio il figlio e aiutante politico di Trotskij, Lev Sedov, notò a tal proposito in una sua lettera inviata a Victor Serge all’inizio del 1937 che se “avessimo” (lui e suo padre, Trotskij) “tentato di coinvolgere persone del tipo di Radek e Pjatakov in una qualche forma di “cospirazione”, spedendo loro una lettera provocatoria” – come quella che essi realmente spedirono a Radek all’inizio del 1932 – “essi” (Pjatakov e Radek) “avrebbero immediatamente denunciato il fatto alla GPU”, e cioè alla polizia stalinista: ma a dispetto e in contrasto con la tesi esposta da Sedov, Radek si guardò bene dal “denunciare il fatto” di aver ricevuto una lettera segreta di Trotskij alla polizia sovietica, sia “immediatamente”, ossia nel marzo del 1932, come anche nei quattro anni successivi e fino al momento del suo arresto.

Un secondo indizio ci viene ovviamente dal fatto sicuro che proprio Trotskij negò con forza, durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, l’esistenza stessa della missiva da lui realmente spedita a Radek all’inizio del 1932, qualificandola come una “presunta” e inesistente lettera, frutto solo della fervida e malata immaginazione di Stalin e/o dell’NKVD.

Una negazione falsa ma certo non casuale da parte di Trotskij, che dimostra ulteriormente come Radek “rispose” positivamente sul piano politico alla missiva del primo, entrando direttamente nelle file della costituenda Quarta Internazionale verso la fine del 1932.

Terza prova indiretta: perché Trotskij, o Deutscher, o Van Heijenoort fecero sparire dagli archivi Trotskij di Harvard la lettera dell’inizio del 1932 a Radek, se quest’ultimo non avesse risposto positivamente sul piano politico al suo contenuto specifico, che guarda caso infatti ci è ancora ignoto?

Ricordiamo inoltre all’avvocato del diavolo che sussiste anche la ricevuta di una lettera spedita nel 1932 da Trotskij anche a Preobrazensky, un dirigente trotzkista del 1923/1927 ma che aveva abbandonato il campo politico di Trotskij nel 1929, più o meno come Radek: tenendo bene a mente tale fatto, lasciamo subito la parola allo storico trotzkista Pierre Brouè rispetto al gruppo clandestino trotzkista (di trotzkisti che avevano capitolato di fronte a Stalin nel 1928-29, ma tornando in seguito fedeli al trotzkismo e facendo il “doppio gioco” contro Stalin) guidato da I. N. Smirnov, limitandoci per ora a verificare solo chi vi faceva parte.

Sotto questo aspetto lo studioso trotzkista Brouè ci riferisce che nel maggio del 1931 I. N. Smirnov si incontrò a Berlino con Lev Sedov (il figlio e aiutante di Trotskij), facendo rientrare il suo gruppo a pieno titolo nell’alveo e nella corrente politica guidata da Trotskij: “le informazioni pervenute a Sedov tramite Smirnov e poi, dopo il loro incontro, attraverso emissari e comunicazioni, lasciano trasparire l’esistenza di un “centro” del gruppo Smirnov, composto da alcuni degli amici firmatari della sua dichiarazione del 1929. Mrackovskij, Ter-Vaganian, Ufimcev e Ginzburg, ma anche da Preobrazenskij, redattore della capitolazione “disonorevole” del luglio 1929: evidentemente, esso raggruppa gli ex oppositori che hanno compreso che la capitolazione è un vicolo cieco”[7].

Fermiamo l’attenzione solo su E. A. Preobrazenskij, almeno per il momento.

Lo storico trotzkista Brouè ci informa in pratica che Preobrazenskij faceva sicuramente parte di un gruppo clandestino neo-trotzkista nel 1931/32, e a loro volta gli archivi Trotskij di Harvard ci informano, con le ormai famose ricevute delle lettere spedite da Trotskij nel 1932, che una delle missive spedite allora da Trotskij era diretta proprio a Preobrazenskij.

Prima domanda: anche Preobrazenskij, ritornato ormai nel 1932 alla militanza para-trotzkista (Brouè), non diede alcuna risposta politica a Trotskij? Seconda domanda: Trotskij continuava forse a mandare lettere clandestine quasi a caso, e a chi non gli dava risposta?

Ogni possibile obiezione, anche poco ragionevole, cade del resto se teniamo altresì presente che verso la fine del 1932 Trotskij inviò un’altra serie di lettere ad altri suoi simpatizzanti in Unione Sovietica, e questa volta grazie al lavoro paziente di J. A. Getty siamo a conoscenza del contenuto principale di tali missive, conservate sempre negli archivi Trotskij di Harvard [8].

Alla fine del 1932, Trotskij ribadì di proprio pugno ai suoi interlocutori e simpatizzanti sovietici che “io” (Trotskij) “non sono sicuro se tu conosci la mia calligrafia. Se no, tu probabilmente troverai qualcun altro che la conosce… I compagni che simpatizzano con l’Opposizione di Sinistra” (a Stalin) “sono obbligati a uscire fuori dal loro atteggiamento passivo in questo momento, mantenendo, naturalmente, tutte le precauzioni… Io” (Trotskij) “sono certo che la situazione minacciosa in cui il Partito” (bolscevico) “si trova spingerà tutti i compagni devoti alla rivoluzione a riunirsi attivamente attorno all’Opposizione di sinistra”[9].

Si trattava quindi di missive segrete di carattere politico e che invitavano a uscire da un “atteggiamento passivo” – seppur con tutte le “precauzioni” del caso – contro il regime stalinista; di lettere del 1932 inoltre inviate da Trotskij non certo a caso, come del resto quelle spedite a Radek e Preobrazhensky all’inizio del 1932 e solo pochi mesi prima.

Superata dunque anche quest’obiezione, non rimane che la cruda verità.

Collegando la sicura e indiscutibile esistenza della missiva spedita da Trotskij a Radek, nel marzo del 1932, con l’altrettanto sicura ma falsa negazione della sua sussistenza (la “presunta lettera”) da parte di Trotskij nel 1937, la questione della scelta di campo antistalinista di Radek nel 1932 viene risolta come minimo in buona parte.

Collegando inoltre la sicura e indiscutibile esistenza della missiva spedita da Trotskij a Radek, nel marzo del 1932, con le sicure ma false affermazioni del Trotskij del 1937 sull’inesistenza di qualunque tipo di relazioni da parte sua con Radek e Pjatakov, a partire dal 1929, la questione della scelta di campo antistalinista di Radek nel 1932 viene ormai chiarita completamente.

Collegando altresì la sicura e indiscutibile esistenza della missiva di Trotskij a Radek nel marzo del 1932, con il fatto altrettanto sicuro che nel 1929 e a giudizio del leader in esilio della costituenda Quarta Internazionale Radek costituiva non solo un “disertore”, politico della causa antistalinista, ma per di più un complice di Stalin nell’arresto e fucilazione di Blumkin, la questione della scelta di campo antistalinista di Radek nel 1932 viene risolta superando anche ogni dubbio ragionevole.

Collegando infine la sicura e indiscutibile esistenza della missiva spedita da Trotskij a Radek, nel marzo del 1932, con le affermazioni espresse da Trotskij nel 1937, e secondo le quali a partire dal 1929 Radek costituiva “la figura più odiosa” all’interno del movimento trotzkista, spariscono ormai anche i dubbi poco ragionevoli sulla questione della scelta di campo antistalinista compiuta da Radek nel corso del 1932.

A questo punto rimane solo da chiarire le ragioni dell’atteggiamento, bugiardo ma intelligente, tenuto da Trotskij rispetto alle sue relazioni con Radek nel corso del 1932.

Il leader in esilio della Quarta Internazionale nel 1937 elaborò ed espose via via una grande menzogna intorno agli eventi dell’inizio del 1932, e tale grande menzogna si articolò a sua volta in tre livelli, distinti anche se collegati tra loro:

  • Trotskij mentì quando, durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, definì la lettera a Radek come “allegedly”, e cioè presunta, inesistente e inventata da Stalin e l’NKVD, mentre invece essa costituiva una concreta realtà;
  • Trotskij mentì anche quando sostenne più volte, all’inizio del 1937, di non aver avuto più alcun rapporto di nessun genere con Radek (e invece li ebbe eccome, tali rapporti, come emerge dalla ricevuta della lettera del 1932);
  • Trotskij mentì infine anche quando sostenne più volte, sempre all’inizio del 1937, che Radek – come del resto Pjatakov – era un suo “nemico” dal 1929, e quindi anche nel 1932, nel 1933, ecc. dato che non si spediscono lettere segrete a “nemici” politici, a “disertori”, e ad “anime morte”, oltre che a un “delatore” di Blumkin.

Il leader in esilio della costituenda Quarta Internazionale si mosse in ogni caso con abilità e un notevole acume, creando tale artificioso castello di bugie per un preciso scopo politico: infatti Trotskij nel 1937 ripeté più volte la sua grande menzogna rispetto alla reale collocazione politica di Pjatakov e Radek (finti stalinisti/reali trotzkisti) al fine di evitare un disastro gigantesco, per lui stesso e per l’organizzazione internazionale che allora dirigeva e orientava.

Se egli avesse ammesso che Pjatakov e Radek rappresentavano realmente dei dirigenti trotzkisti clandestini (e doppiogiochisti verso Stalin) nel 1932/36, anche l’esistenza del volo di Pjatakov sarebbe infatti diventata come minimo probabile, e proprio per evitare tale possibile catastrofe politica servivano dei mezzi “sporchi” ma necessari, quali per l’appunto negare ad ogni costo la neo-militanza trotzkista di Pjatakov e Radek e affermare pertanto il falso: sostenendo cioè che questi ultimi rientrassero invece, dal 1929 al 1937 e senza soluzione di continuità, nella categoria dei “nemici” più accaniti e feroci di Trotskij e della sua corrente politica, nella schiera dei “nemici” più accaniti e feroci della costituenda Quarta Internazionale.

Sfortunatamente per Trotskij e per la “seconda versione”, e per fortuna invece della verità storica, abbiamo in mano una “pistola fumante” e un fatto sicuro: e cioè le ricevute delle lettere inviate clandestinamente nel corso del 1932 da Trotskij sia a Radek, e cioè al suo (presunto, immaginario) “nemico accanito e feroce”, che a Preobrazenskij, di sicuro e secondo lo stesso Brouè un militante trotzkista che operava clandestinamente nell’URSS stalinista del 1931/32.

Grazie alla ricevuta della lettera inviata segretamente da Trotskij nel corso del 1932 a Radek, ormai sappiamo che quest’ultimo nel corso del 1932 era ritornato via via ad essere un simpatizzante di Trotskij e della costituenda Quarta Internazionale, diventando in seguito uno dei dirigenti più autorevoli dell’organizzazione trotzkista operante allora clandestinamente in Unione Sovietica.

In questo contesto si possono valutare e apprezzare, come ulteriore “prova del nove” e verifica incrociata, le affermazioni rese da G. Lukács nel 1971 rispetto proprio a Karl Radek, in base alle esperienze dirette e ai contatti personali da lui vissuti in prima persona in Unione Sovietica all’inizio degli anni Trenta, dove Lukács allora si trovava in esilio.

Infatti G. Lukács, nel suo “Testamento politico” del gennaio 1971, indicò chiaramente che “nei grandi processi russi” (i processi di Mosca del 1936/38) “furono condannati ingiustamente Zinoviev, Bucharin e Radek, ma è assolutamente indubitabile che Bucharin e Radek fossero oppositori”: fossero “oppositori” contro Stalin e il suo nucleo dirigente, durante gli anni Trenta[10].

La dichiarazione di Lukács è significativa proprio perché egli era stato testimone diretto del coinvolgimento di Radek e Bucharin in segrete attività antistaliniste durante gli anni Trenta, visto che egli notò altresì che proprio all’inizio degli anni Trenta Radek e Bucharin avevano cercato di “entrare in contatto” con lui, per sondare la sua disponibilità a un’azione politica diretta contro Stalin, ma che Lukács si era invece rifiutato di incontrarli, come indicò quest’ultimo in un’intervista del 1971 a E. Vezer e I. Eorsi[11].

Abbiamo quindi acquisito una testimonianza diretta di Lukács su un’esperienza vissuta in prima persona; una sua testimonianza rispetto a Radek espressa poi solo in tempi non sospetti, quasi due decenni dopo la morte di Stalin e nel gennaio del 1971; una testimonianza diretta e personale su Radek che Lukács tenne inoltre per sé, senza rivelarla in precedenza a Stalin e al mondo intero, per ben quarant’anni e dagli inizi degli anni Trenta fino al 1971; una testimonianza su Radek resa infine da un Lukács che, nel 1971, in ogni caso dichiarò che Radek era “stato condannato ingiustamente” al processo di Mosca del 1937.

Anche solo per tutti questi motivi combinati, si può quindi concludere che il testimone Lukács avesse affermato il vero sul ruolo di oppositore di Stalin svolto allora da Radek: se poi si collegano le dichiarazioni di Lukács alla lettera segreta inviata da Trotskij a Radek all’inizio del 1932, tali affermazioni risultano veritiere al di là di ogni dubbio, anche poco ragionevole.

Un ulteriore prova del nove rispetto alla concreta militanza trotzkista di Radek nel 1932 ci viene altresì dal fatto sicuro, citato dagli storici antistalinisti Getty e Naumov, che proprio alla fine del 1932 Karl Radek venne convocato assieme a Zinoviev e Kamenev dagli organismi disciplinari del partito comunista sovietico perché sospettato di essere in connessione con il “gruppo Rjutin”, una organizzazione segreta di comunisti sovietici vicini alle posizioni di Bucharin e che allora chiesero apertamente l’immediato allontanamento dal potere di Stalin[12].

Se Radek riuscì in quel periodo ad allontanare da sé i sospetti del potere stalinista anche accusando il bucharinista A. P. Smirnov, un altro oppositore clandestino contro Stalin e che a quel tempo era ormai già compromesso e sottoposto ad accurate indagini da parte della polizia sovietica, è significativo che sulla lealtà a Stalin del Radek del 1932 si fossero allora formati seri dubbi, anche se quasi subito rientrati, nell’apparato stalinista; rientrati tra l’altro anche attraverso la manovra assai spregiudicata compiuta allora da Radek, che diede un piccolo colpo al già inquisito e ormai compromesso bucharinista A. P. Smirnov proprio al fine di salvare sia la propria pelle, che il suo ruolo di importante “talpa” all’interno del regime stalinista di quel tempo[13].

Avvocato del diavolo: “stiamo in ogni caso parlando del 1932: ma dopo il 1932 non sussistono ricevute scritte e prove inconfutabili di lettere inviate segretamente da Trotskij a Radek, e pertanto non vi è la certezza che Radek abbia continuato nelle sue “relazioni pericolose” con il leader della Quarta Internazionale anche nel 1933, nel 1934 e fino almeno al dicembre del 1935”.

Lasciamo parlare i fatti e le testimonianze disponibili su Radek, dopo il 1932 e fino all’agosto del 1936: una testimonianza minore come base preliminare e, subito dopo, le informazioni decisive fornite sia dal trotzkista Pierre Brouè, un accanito sostenitore della “seconda versione”, che da Isaac Deutscher, anch’esso storico trotzkista e autore di una celebre biografia sempre su Trotskij.

Innanzitutto lo storico W. Laqueur, sicuramente antistalinista, riferì come nel 1934 proprio Radek, durante una sua conversazione con un giornalista tedesco, avesse affermato con enfasi che se “la Germania l’avesse voluto, avrebbe potuto avere un’aviazione più forte di quella della Francia in soli tre mesi”[14].

Una dichiarazione che non solo lascia perfettamente comprendere l’alto grado di valutazione espresso nel 1934 da Radek sulle grandi, e purtroppo reali potenzialità tecnico-belliche della Germania nazista, ma che fra l’altro risulta in accordo con la tesi della supremazia tecnico-militare di quest’ultima rispetto agli altri paesi europei e all’URSS (ma non nei confronti degli Stati Uniti) sostenuta da Trotskij tra il 1933 e il 1940, come dimostreremo in seguito esaminando la linea politica generale espressa dal leader della Quarta Internazionale in quegli anni.

La prima “pistola fumante” sulle reali posizioni politiche del Radek post-1932 viene in ogni caso gentilmente offerta dall’insospettabile Isaac Deutscher, noto storico trotzkista, che si lasciò sfuggire il fatto estremamente interessante per cui, dopo la presa del potere di Hitler nel gennaio del 1933, fu proprio Karl Radek a indicare gli uffici di Stalin in presenza di un suo ospite e “comunista fidato”, sottolineando come in quel luogo e al Cremlino risiedessero a suo avviso i veri responsabili della vittoria dei nazisti: infatti l’insospettabile Deutscher ci informò che “molti”, nel partito comunista sovietico e specialmente tra gli antichi oppositori trotzkisti del 1926/27, “seguivano con simpatia la campagna di Trotskij” sul pericolo che il nazismo arrivasse al potere in Germania.

“La maggior parte di loro condivideva già l’opinione che Radek avrebbe espresso più tardi, nel 1933, quando, parlando con un comunista fidato, indicò l’ufficio di Stalin al Cremlino e disse: «Là dentro siedono i responsabili della vittoria di Hitler»[15].

A giudizio del Radek del 1933, Stalin e il suo nucleo dirigente costituivano quindi “i responsabili della vittoria di Hitler”, nel suo caustico giudizio espresso davanti a un “comunista fidato” di matrice trotzkista.

La valutazione politica e le parole di Radek del 1933, riportate dal fedele trotzkista Isaac Deutscher, non corrispondono di certo all’identikit del fedele militante stalinista, mentre invece la tesi esposta da Radek aderiva perfettamente a quella elaborata da Trotskij in quel periodo rispetto all’individuazione del responsabile principale, e cioè Stalin, del devastante fenomeno dell’ascesa al potere da parte di Hitler.

Basti solo pensare, a titolo di esempio, che nel luglio del 1933 e nell’articolo “Fascismo e parole d’ordine democratiche” Trotskij notò addirittura che secondo l’Internazionale comunista di quel tempo, diretta da fedeli stalinisti “il fascismo, sembra, è diventato inaspettatamente la locomotiva della storia… La burocrazia stalinista assegna al fascismo” (al nazismo, pienamente al potere da qualche mese) “la risoluzione di quei compiti basilari che essa stessa si è dimostrata del tutto incapace di assolvere”, a partire dalla distruzione dell’influenza esercitata dalla socialdemocrazia sulla classe operaia.

Siamo quindi in presenza di un fatto eclatante: lo storico Isaac Deutscher, trotzkista e antistalinista, descrisse di suo pugno una conversazione del 1933 nel quale Radek espresse apertamente delle valutazioni antistaliniste e di matrice trotzkista, attribuendo proprio a Stalin la colpa principale rispetto alla disastrosa vittoria di Hitler in Germania.

Un’ulteriore “pistola fumante” rispetto alla reale collocazione politica del Radek post-1932 ci viene fornita da un altro insospettabile storico trotzkista: questa volta Pierre Brouè, e sempre su un caso particolare riguardante Karl Radek.

Una volta scoppiata nel luglio del 1936 la sanguinosa rivolta delle alte gerarchie militari e della borghesia spagnola contro il (moderato) governo di Fronte Popolare, proprio Karl Radek scrisse infatti un mese prima del suo arresto e sull’autorevole quotidiano sovietico “Izvestia” alcuni articoli di analisi politica, esaminando a fondo la situazione esplosiva ormai venutasi a creare nella penisola iberica in quella caldissima estate del 1936.

A questo punto lasciamo volentieri la parola al documentato e intelligente storico Pierre Brouè, che ci fornisce l’ennesima prova concreta per questo punto particolare del giallo storico in via di esposizione: a suo giudizio, infatti, “l’articolo di Radek sull’Izvestia del 5 agosto del 1936, intitolato “I fautori della guerra preparano l’intervento contro la rivoluzione spagnola”, è in effetti una critica della politica staliniana”[16].

“Una critica della politica staliniana”: parole chiare, quelle di Brouè, che tra l’altro ben descrivono l’essenza dell’articolo di Radek dell’agosto del 1936.

Secondo Brouè, sostenitore accanito della “seconda versione” tesa a negare l’esistenza del volo di Pjatakov, proprio Karl Radek e in piena epoca stalinista, ossia il 5 agosto del 1936, effettuò su un’importante giornale stalinista quale l’Izvestia “una critica” (certo velata e cauta, ma una critica) “della politica staliniana”: ora, perché non credere su questo punto all’insospettabile storico trotzkista Brouè?

Seconda domanda, ancora più importante: a questo punto risulta così strano dedurre che non solo nel 1932 e nel 1933, ma anche nell’agosto del 1936 Karl Radek avesse compiuto e mantenuto una scelta di campo antistalinista? Stiamo parlando dell’agosto del 1936, lontano più di otto mesi dal dicembre del 1935 e dal mese che ci interessa da vicino: proprio per tale ragione Brouè relegò la sua significativa e corretta valutazione dell’articolo di Radek del 5 agosto del 1936 in una brevissima nota, tra l’altro ben nascosta a pag. 1005 e alla fine della sua documentata biografia su Trotskij, e quindi quasi inaccessibile.

Detto in estrema sintesi, solo un militante trotzkista – abile e doppiogiochista – poteva nel 1933 ritenere Stalin come il principale responsabile dell’ascesa al potere di Hitler e in seguito, nell’agosto del 1936, “criticare” la “politica staliniana” addirittura su un quotidiano sovietico, seppur per forza di cose in modo cauto e prudente.

Come già in precedenza, abbiamo in ogni caso a nostra disposizione tutta una serie di “prove del nove” sulla reale scelta di campo politica compiuta dal Radek post-1932.

Un’ulteriore verifica incrociata infatti proviene dalle eclatanti congratulazioni rivolte da Karl Radek nel marzo del 1936 all’allora incaricato militare nazista a Mosca, il generale Ernst Köstring: in quel periodo e dopo quattro mesi dal volo di Pjatakov a Kjeller, Karl Radek dimostrò infatti il suo dissenso segreto con il nucleo dirigente stalinista anche in occasione dell’occupazione nazista della Renania.

Prendendo a pretesto proprio la ratifica del patto d’alleanza franco-sovietico del 1936, Hitler infatti aveva violato allora apertamente una clausola del trattato imperialistico di Versailles del 1919 che imponeva la smilitarizzazione della zona tedesca di confine e procedette quindi all’occupazione militare della strategica regione industriale della Ruhr, sollevando subito la durissima reazione di condanna dell’URSS stalinista e la simultanea inerzia delle potenze liberaldemocratiche, Francia e Gran Bretagna in testa.

Di fronte a questo importante e tragico successo nazista, la reazione politica di Karl Radek risultò a dir poco stupefacente: l’ebreo e comunista Karl Radek, come accertò già nel 1974 e usando documenti ufficiali tedeschi degli anni Trenta lo storico anticomunista F. L. Carsten, subito dopo l’occupazione nazista della Renania andò infatti a congratularsi per l’importante successo riportato dalla croce uncinata nella Ruhr con il generale nazista Ernst Köstring, allora addetto militare tedesco a Mosca[17].

Siamo in presenza dell’ennesima conferma dell’ostilità politica nascosta di Radek verso le scelte compiute dal nucleo dirigente sovietico negli anni compresi tra il 1932 e il 1936, vista l’opposta reazione di condanna espressa da Stalin e dal Comintern rispetto alla mossa strategica compiuta dai nazisti in Renania, nel marzo del 1936; e acquisiamo tra l’altro la certezza che nel marzo 1936 sussisteva un particolare tipo di relazione tra nazisti e dirigenti trotzkisti, uno speciale rapporto di collaborazione tattica tra le due parti che spiega il fatto, altresì incredibile, per cui il comunista ed ebreo Karl Radek potesse nel marzo del 1936 congratularsi con il nazista E. Köstring per la vittoria hitleriana nella Renania e per un successo importante ottenuto dai nazisti antisemiti, che aveva giustamente provocato l’indignazione e l’inquietudine più che giustificata del nucleo dirigente stalinista oltre che degli antifascisti di tutto il mondo.

La frase rivolta a Ernst Kostring diventa altresì ancora più interessante se poi si viene a conoscenza che, in un articolo da lui scritto sulla stampa stalinista e per l’Izvestia dell’8 marzo del 1936, sempre Karl Radek aveva invece duramente condannato l’occupazione nazista della Renania: l’ennesimo doppiogioco compiuto dall’astuto e coraggioso criptotrotzkista di nome Karl Radek, negli anni compresi tra il 1932 e il 1936.

Lo storico antistalinista Silvio Pons ha infatti sottolineato a questo proposito che “la prima considerazione compiuta da Radek, l’8 marzo, fu che l’occupazione nazista della Renania stracciava l’ennesimo “pezzo di carta” e non costituiva una sorpresa, poiché “sin dal primo momento dell’avvento al potere del fascismo in Germania ha violato il patto di Locarno nei punti concernenti la zona demilitarizzata”[18].

Testo integrale sul libro in pubblicazione


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