Uomini Rossi

UOMINI ROSSI  di Roberto Sidoli (con l’aiuto di Giorgio Gattei)

Prefazione di Roberto Sidoli

Secondo la concezione marxista-ortodossa della storia universale, quest’ultima può essere paragonata ad una grande e lunga strada a senso unico, anche se composta da alcune diramazioni secondarie che in seguito si ricollegano al sentiero principale, oltre che da una serie di vicoli ciechi che via via vengono abbandonati, più o meno rapidamente.

In questa prospettiva storica, la “grande strada” della storia è formata nella sua essenza da vari segmenti successivi ben distinti tra loro (il comunismo primitivo/comunitarismo nella preistoria della nostra specie, il modo di produzione asiatico, quello schiavistico, quello feudale e l’epoca capitalistica da superarsi nel socialismo/comunismo), ma essa era ed è considerata tuttora un tracciato predeterminato, almeno in ultima istanza: qualunque “viaggiatore”, come una società organizzata, poteva/può anche prendere delle “scorciatoie” ma alla fine, volente o nolente, era/è costretto a rientrare nel sentiero di marcia principale e nelle sue variegate, ma necessarie e obbligate, tappe di percorso. In base ai dati storici allora a conoscenza di Marx ed Engels, questa era l’unica visione complessiva del processo di sviluppo della storia universale che poteva essere (genialmente) elaborata a quel tempo, ma successivamente tutta una serie di scoperte archeologiche e di avvenimenti storici portano a preferire una diversa concezione generale dell’evoluzione del genere umano.

Immaginiamo pure quella “grande strada” che, dopo un lunghissimo segmento (fase paleolitica e mesolitica) di scorrimento unitario, si trovi improvvisamente di fronte ad un “grande bivio”, ad una gigantesca biforcazione da cui si diramano due diverse strade alternative che conducono a mete assai dissimili, senza alcun obbligo a priori per il “viaggiatore” (a motivo del Fato o delle forze produttive) di scegliere l’una o l’altra. Ma non basta. Non solo non vi è più una sola strada obbligata di percorso, ma – a determinate condizioni e pagando determinati “pedaggi” – qualunque “viaggiatore” (qualunque società umana) può trasferirsi nel tracciato alternativo a quello selezionato in precedenza, cambiando pertanto radicalmente le proprie condizioni materiali di “viaggio” nell’autobus che sta utilizzando, essendo anche la scelta presa “al bivio”, giusta o sbagliata, sempre reversibile nell’altra direzione di marcia, in meglio o anche in peggio che sia.

Fuor di metafora, la concezione che qui si propone ipotizza che dopo il 9000 a.C., ossia ben undici millenni fa, nell’Eurasia del periodo neolitico con la scoperta dell’agricoltura, dell’allevamento e dell’artigianato specializzato si sia creato, e poi riprodotto costantemente fino ai nostri giorni una biforcazione da cui si sono diramate due “strade”, due linee e due tendenze socio-produttive alternative, l’una di tipo comunitario-collettivistico e l’altra di natura classista perché fondata invece sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Pertanto dopo il 9000 a.C. e fino ai nostri giorni, durante quella che si può anche chiamare l’“era del surplus costante e accumulabile”, non sussiste più alcun determinismo storico, bensì un campo di potenzialità oggettive (date dallo sviluppo delle forze produttive e dalla creazione/riproduzione ininterrotta di quel surplus) su cui si possono innestare, e si innestano poi concretamente, delle prassi sociali contrapposte volte, le une, a condividere in modo fraterno i mezzi di produzione/ricchezza/surplus; oppure le altre, a fare in modo che essi finiscano sotto il controllo e il possesso di una minoranza del genere umano, in entrambi i casi con immediate ricadute anche sulla sfera politico-sociale della società.

Detto in altri termini, a parità di sviluppo qualitativo delle forze produttive disponibili, fin dal 9000 a.C. è stato possibile, e lo è tuttora, sviluppare sia l’egemonia di rapporti di produzione collettivistici oppure quella alternativa di rapporti classisti: è questo l’effetto di sdoppiamento per il quale nulla era/è mai scritto a priori nei libri mastri della storia, sicché i rapporti di produzione praticabili sul piano materiale sono stati esenti da undici millenni da qualunque forma di determinismo storico basato sul “progresso inevitabile” del genere umano, dalla “barbarie” paleolitica al comunismo sviluppato.

Certo, qualunque regressione allo stadio paleolitico basato sulla caccia/raccolta di cibo resta esclusa da quel processo di sviluppo qualitativo delle forze produttive che fornisce quel surplus costante/accumulabile che ha determinato il sorgere e garantisce la riproduzione ininterrotta dell’effetto di sdoppiamento. Ma a parte questo “dettaglio” non trascurabile, negli ultimi undici millenni il corso della storia universale è diventato decisamente multilineare, composto com’è dal “bivio” e dalla compresenza delle due “strade” alternative in campo socioproduttivo e politico, la cui essenza più profonda risulta essere l’emersione permanente di una logica della scelta rispetto alla quale la pratica collettiva (soprattutto politica) degli uomini del passato e del presente (noi stessi…) assume un ruolo decisivo, sotto tutti gli aspetti.

Le caratteristiche fondamentali di questo “effetto di sdoppiamento”, e soprattutto l’insieme delle “orme” ritracciabili nella storia post-9000 a.C., che ne dimostrano la riproduzione all’interno del processo di sviluppo del genere umano, costituiscono le tematiche affrontate nel mio libro del 2009 I rapporti di forza, ai capitoli VI-VII-VIII e XV-XVI scaricabili da Internet al sito www.robertosidoli.net, di cui in questa sede, su supporto cartaceo, s’intende offrire al lettore appena un “assaggio”.

Ringraziamenti

 

Un particolare ringraziamento a Giorgio Gattei, senza il cui apporto questo libro non sarebbe venuto alla luce; e simultaneamente un ringraziamento e un abbraccio caloroso a Patrizia Vaiti, Massimo Leoni e Daniele Burgio, amici e compagni da tanto tempo.


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